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martedì 8 maggio 2012

RISULTATI DI UNO STUDIO SU FAMIGLIE DI MIGRANTI PERUVIANI


Come parte delle attivitá del progetto Due Sponde, eseguito da ASPEm , finanziato dall fondazione Cariplo e che si interessa del fenomeno migratorio e della sua relazione con lo sviluppo economico e sociale nei paesi di origine e di destino della migrazione,  é stata condotta in questi mesi in Perú, specificamente nella cittá di Lima, una ricerca sulla condizione delle famiglie dei migranti, sul modo in cui vivono le persone che rimangono in Perú, sui problemi che devono affrontare giornalmente e le risorse di cui dispongono. L’ interesse per questo tema é dovuto alle caratteristiche attuali del fenomeno migratorio, come per esempio il fatto che la maggioranza della popolazione migrante peruviana é femminile (53.3%) e che i nuovi mezzi di comunicazione (telefono e internet soprattutto) permettono un vincolo maggiore tra chi viaggia e chi rimane nei paesi di origine, dando vista cosí a differenti stili familiari e a differenti tipologie che possono essere riassunti nella definizione di famiglia transnazionale.

Tutto ció ha orientato il nostro interesse sullo studio di queste famiglie transnazionali con l’obiettivo di identificare, attraverso una analisi qualitativa ed esplorativa, le differenti sfumature del fenomeno migratorio e la riorganizzazione della famiglia a livello di compiti, responsabilitá e gestione economica.

Lo studio, eseguito con popolazione appartenente agli strati piu bassi del livello socioeconomico,  nelle zone di El Agustino e Ate (distretti della cittá di Lima), é stato caratterizzato dall’uso di strumenti che hanno permesso l’approfondimento di alcuni aspetti della ricerca, investigando gradatamente il fenomeno migratorio dal punto di vista di chi rimane nel paese di origine; lo studio ha previsto, cosí, l’uso di inchieste, gruppi focali con famiglie con familiare diretto o indiretto all’estero, interviste in profonditá con quattro persone che hanno deciso di raccontare la propia esperienza parlando della relazione con una persona emigrata in Europa.

Le conclusioni piu importanti dello studio si riferiscono a vari aspetti del fenomeno migratorio tra i quali vogliamo segnalare le cause della migrazione, la riorganizzazione interna della famiglia del migrante e la rappresentazione sociale del fenomeno migratorio.

Rispetto alle motivazioni, lo studio ha messo in evidenza che accanto alla causa preminentemente lavorativa (ricerca di un lavoro con una migliore retribuzione come alternativa per una mobilitá sociale ascendente) ve ne sono altre piú personali, come per esempio alcuni problemi di relazione di coppia o rotture con i figli; sembra quindi che in alcuni casi la decisione di emigrare possa rispondere alla impossibilitá di risolvere alcuni conflitti relazionali e al desiderio di rinviare ad altro momento la loro soluzione. E non visarebbero solo motivi legati asd aspetti personali: le persone intervistate fanno riferimento anche a problemi piú strutturali, relativi al contesto in cui vivono, come la mancanza di servizi educativi e di salute o la presenza di sub-culture sentite come violente. Questi aspetti non sono secondari e ci restituiscono l’immagine di una persona che non pensa solo nella propia realizzazione come professionista, come un predominante punto di vista economico-lavorativo vorrebbe farci intendere, ma che ha chiari anche altri aspetti del proprio sviluppo e vuole realizzarsi anche come essere umano, in un contesto che possa garantirgli certi benefici e una vita dignitosa.

Le famiglie studiate hanno dato informazioni anche rispetto la loro capacitá riorganizzativa interna; si é visto che generalmente, alla partenza di una donna, é un altra donna della famiglia ampliata (cognata, zia, cugina, nonna) che prende il suo posto, esprimendo una ridistribuzione dei ruoli che segue dei pattern culturali ben specifici nei quali la donna é continuamente sacrificata nel suo ruolo domestico. La improvvisazione nell’atto migratorio (piú del 50% della popolazione peruviana vorrebbe emigrare peró il 27.7% non lo pianifica)  non solo corrisponderebbe a certa difficoltá nel condividire la scelta migratoria, come abbiam visto prima quando parlavamo delle motivazioni personali, ma determina anche la impossibilitá di riorganizzarsi nella maniera piú adeguata, distribuendo in maniera democratica le responsabilitá tra tutti gli integranti della famiglia. Questo puó causare situazioni spiacevoli, come quella raccontata nel libro, in cui una giovane mamma con il sogno di costruire una propria famiglia col compagno, vede interrotto il proprio progetto per sopperire alla mancanza della madre che nel frattempo era emigrata in Argentina in cerca di fortuna. Ma nella famiglia é importante valutare anche i costi emozionali dell’atto migratorio. É stato dimostrato che le persone che hanno potuto vivere sulla propria pelle la lontananza dello sposo o della sposa o del figlio per piú di due o tre anni, riconoscono il dolore e la solitudine che hanno provato; cosi come le famiglie con  uno dei genitori all’estero riconoscono il risentimento e il senso di colpa dei figli adolescenti che criticano la continua mancanza della madre o del padre. Questi aspetti psicologici ed emotivi della migrazione seppur all’inizio non sono considerati rilevanti, alla lunga possono incidere molto sul rapporto tra la persona emigrata e la sua famiglia in Perú, determinandone eventuali rotture o faticose ricostruzioni.  

Infine é stato analizzato l’aspetto relativo alla rappresentazione sociale della migrazione, il quale ha messo in evidenza come vi sia una forte idealizzazione della migrazione piú nelle  famiglie che hanno un familiare indiretto all’estero che in quelle che hanno un familiare diretto, visto che il livello di comunicazione permette un passaggio di informazioni piu veritiere e la possibilitá di essere piú al corrente delle eventuali difficoltá che la persona all’estero sta attraversando. D’altra parte altri aspetti concorrono a tenere vivo il mito della migrazione, tra cui la necessitá di avere sempre forza lavoro straniera particolarmente economica e disponibile, la presenza di reti di migranti che autoalimentano i flussi migratori lungo determinati canali di comunicazione tra paese e paese, le poltiche economiche dei paesi di origine della migrazione, che favorendo le ingiustizie sociali  alimentano la percezione dell’atto migratorio come l’unica possibile alternativa di mobilitá sociale ed economica ascendente.

Considerati tutti questi aspetti riteniamo importante continuare a fare ricerca sul fenómeno migratorio, applicando un punto di vista multidisciplinario che possa generare dati importanti per implementare politche pubbliche a favore della familia transnazionale. D’altra parte riteniamo centrale dare migliore copertura sociale alla popolazione, intervenire sugli stipendi e sulle condizioni di lavoro per offrire  migliori condizioni di vita e intervenire sugli aspetti relativi alla percezione della mobilitá sociale ascendente. Infatti questi elementi incidono sulla perezione della legittimitá del sistema económico e sociale nel quale viviamo e la mancanza di considerazione verso di loro potrebbe spiegare il fenómeno per cui, nonostante la grande crescita del prodotto interno lordo, il Perú é un paese che i peruviani continuano ad abbandonare per realizzarsi altrove.  


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