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Come parte delle attivitá del progetto Due Sponde, eseguito
da ASPEm , finanziato dall fondazione Cariplo e che si interessa del fenomeno
migratorio e della sua relazione con lo sviluppo economico e sociale nei paesi
di origine e di destino della migrazione, é stata condotta in questi mesi in Perú,
specificamente nella cittá di Lima, una ricerca sulla condizione delle famiglie
dei migranti, sul modo in cui vivono le persone che rimangono in Perú, sui
problemi che devono affrontare giornalmente e le risorse di cui dispongono. L’ interesse
per questo tema é dovuto alle caratteristiche attuali del fenomeno migratorio,
come per esempio il fatto che la maggioranza della popolazione migrante
peruviana é femminile (53.3%) e che i nuovi mezzi di comunicazione (telefono e
internet soprattutto) permettono un vincolo maggiore tra chi viaggia e chi
rimane nei paesi di origine, dando vista cosí a differenti stili familiari e a
differenti tipologie che possono essere riassunti nella definizione di famiglia
transnazionale.
Tutto ció ha orientato il nostro interesse sullo studio
di queste famiglie transnazionali con l’obiettivo di identificare, attraverso
una analisi qualitativa ed esplorativa, le differenti sfumature del fenomeno
migratorio e la riorganizzazione della famiglia a livello di compiti,
responsabilitá e gestione economica.
Lo studio, eseguito con popolazione appartenente agli
strati piu bassi del livello socioeconomico,
nelle zone di El Agustino e Ate (distretti della cittá di Lima), é stato
caratterizzato dall’uso di strumenti che hanno permesso l’approfondimento di
alcuni aspetti della ricerca, investigando gradatamente il fenomeno migratorio
dal punto di vista di chi rimane nel paese di origine; lo studio ha previsto,
cosí, l’uso di inchieste, gruppi focali con famiglie con familiare diretto o
indiretto all’estero, interviste in profonditá con quattro persone che hanno
deciso di raccontare la propia esperienza parlando della relazione con una
persona emigrata in Europa.
Le conclusioni piu importanti dello studio si riferiscono
a vari aspetti del fenomeno migratorio tra i quali vogliamo segnalare le cause
della migrazione, la riorganizzazione interna della famiglia del migrante e la
rappresentazione sociale del fenomeno migratorio.
Rispetto alle motivazioni, lo studio ha messo in evidenza
che accanto alla causa preminentemente lavorativa (ricerca di un lavoro con una
migliore retribuzione come alternativa per una mobilitá sociale ascendente) ve
ne sono altre piú personali, come per esempio alcuni problemi di relazione di
coppia o rotture con i figli; sembra quindi che in alcuni casi la decisione di
emigrare possa rispondere alla impossibilitá di risolvere alcuni conflitti
relazionali e al desiderio di rinviare ad altro momento la loro soluzione. E
non visarebbero solo motivi legati asd aspetti personali: le persone
intervistate fanno riferimento anche a problemi piú strutturali, relativi al
contesto in cui vivono, come la mancanza di servizi educativi e di salute o la
presenza di sub-culture sentite come violente. Questi aspetti non sono secondari
e ci restituiscono l’immagine di una persona che non pensa solo nella propia
realizzazione come professionista, come un predominante punto di vista
economico-lavorativo vorrebbe farci intendere, ma che ha chiari anche altri
aspetti del proprio sviluppo e vuole realizzarsi anche come essere umano, in un
contesto che possa garantirgli certi benefici e una vita dignitosa.
Le famiglie studiate hanno dato informazioni anche rispetto
la loro capacitá riorganizzativa interna; si é visto che generalmente, alla
partenza di una donna, é un altra donna della famiglia ampliata (cognata, zia,
cugina, nonna) che prende il suo posto, esprimendo una ridistribuzione dei
ruoli che segue dei pattern culturali ben specifici nei quali la donna é
continuamente sacrificata nel suo ruolo domestico. La improvvisazione nell’atto
migratorio (piú del 50% della popolazione peruviana vorrebbe emigrare peró il
27.7% non lo pianifica) non solo
corrisponderebbe a certa difficoltá nel condividire la scelta migratoria, come
abbiam visto prima quando parlavamo delle motivazioni personali, ma determina
anche la impossibilitá di riorganizzarsi nella maniera piú adeguata, distribuendo
in maniera democratica le responsabilitá tra tutti gli integranti della
famiglia. Questo puó causare situazioni spiacevoli, come quella raccontata nel
libro, in cui una giovane mamma con il sogno di costruire una propria famiglia
col compagno, vede interrotto il proprio progetto per sopperire alla mancanza
della madre che nel frattempo era emigrata in Argentina in cerca di fortuna. Ma
nella famiglia é importante valutare anche i costi emozionali dell’atto
migratorio. É stato dimostrato che le persone che hanno potuto vivere sulla
propria pelle la lontananza dello sposo o della sposa o del figlio per piú di
due o tre anni, riconoscono il dolore e la solitudine che hanno provato; cosi
come le famiglie con uno dei genitori
all’estero riconoscono il risentimento e il senso di colpa dei figli
adolescenti che criticano la continua mancanza della madre o del padre. Questi
aspetti psicologici ed emotivi della migrazione seppur all’inizio non sono
considerati rilevanti, alla lunga possono incidere molto sul rapporto tra la
persona emigrata e la sua famiglia in Perú, determinandone eventuali rotture o
faticose ricostruzioni.
Infine é stato analizzato l’aspetto relativo alla
rappresentazione sociale della migrazione, il quale ha messo in evidenza come
vi sia una forte idealizzazione della migrazione piú nelle famiglie che hanno un familiare indiretto
all’estero che in quelle che hanno un familiare diretto, visto che il livello
di comunicazione permette un passaggio di informazioni piu veritiere e la
possibilitá di essere piú al corrente delle eventuali difficoltá che la persona
all’estero sta attraversando. D’altra parte altri aspetti concorrono a tenere
vivo il mito della migrazione, tra cui la necessitá di avere sempre forza
lavoro straniera particolarmente economica e disponibile, la presenza di reti
di migranti che autoalimentano i flussi migratori lungo determinati canali di
comunicazione tra paese e paese, le poltiche economiche dei paesi di origine
della migrazione, che favorendo le ingiustizie sociali alimentano la percezione dell’atto migratorio
come l’unica possibile alternativa di mobilitá sociale ed economica ascendente.
Considerati tutti
questi aspetti riteniamo importante continuare a fare ricerca sul fenómeno
migratorio, applicando un punto di vista multidisciplinario che possa generare dati
importanti per implementare politche pubbliche a favore della familia transnazionale.
D’altra parte riteniamo centrale dare migliore copertura sociale alla
popolazione, intervenire sugli stipendi e sulle condizioni di lavoro per
offrire migliori condizioni di vita e
intervenire sugli aspetti relativi alla percezione della mobilitá sociale
ascendente. Infatti questi elementi incidono sulla perezione della legittimitá
del sistema económico e sociale nel quale viviamo e la mancanza di
considerazione verso di loro potrebbe spiegare il fenómeno per cui, nonostante
la grande crescita del prodotto interno lordo, il Perú é un paese che i
peruviani continuano ad abbandonare per realizzarsi altrove.
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