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martedì 24 aprile 2012

Margarita e le scarpe da esportare CLARO!





Durante il  mese commemorativo della Giornata Internazionale della Donna, abbiamo intervistato Margarita Claros, uno dei membri della rete di micro impresari e micro impresarie del progetto “Huaycán hacia elemprendimiento” (Huaycán verso l’imprenditorialità), realizzato  da ASPEm e da ADC ATC con l’appoggio dell’Unione Europea.

“Mi chiamo Margarita Claros Retuerto, vivo a Huaycán da 19 anni: ci insediammo qui quando mio figlio aveva tre mesi. Prima Huaycán era tranquilla, si poteva camminare per strada a mezzanotte o all’una, c’era molto silenzio... poi hanno cominciato a seminare la paura tra le persone, ma era una bugia”, ci racconta Margarita nella sua casa nel Settore I di Huaycán, dove ha il suo laboratorio confezioni di calzature, “Quando dicevi di vivere a Huaycán, non ti assumevano, la gente ti emarginava, pensavano che qui ci fossero seguaci di Sendero Luminoso, quello era il problema, quindi non potevamo dire nulla”.

Nonostante le difficoltà, Margarita aveva dimostrato fin da piccola questo spirito imprenditoriale che possiedono molti peruviani e peruviane e questa voglia di andare avanti. “Per quanto mi riguarda, ho sempre gestito attività commerciali. Non mi è mai piaciuto fare la casalinga. Da piccola ho lavorato con mia sorella, che vendeva frutta; mio fratello aveva una bottega di alimentari; l’altro fratello preparava colazioni; io vendevo brodo di gallina. Sono arrivata a Lima quando avevo 11 anni, dalle montagne di Huacho. Ho venduto di tutto: chicha, carta igienica, … e non mi sono mai vergognata di niente!”

Quando Margarita arrivò a Huaycán, la sua intenzione era vendere brodo di gallina, perché con questo si riusciva a guadagnare, però il problema era che non disponeva di capitale iniziale. Qua conobbe il futuro marito, che fabbricava scarpe, “però anche lui veniva sfruttato: lavorava e non lo pagavano... Però mio marito, abile nel suo lavoro, imparò a fare di tutto con le scarpe. Io gli dicevo: ¿Cosa? Guadagni così poco? Come possiamo sopravvivere con questo?”

Lei vedeva che lui lavorava e si impegnava e un giorno gli disse: “Vediamo, tu cosa fai?” “Cucio”, mi disse. “Ah! E allora cuciamo!”, cominciai ad andare al lavoro con lui per cucire e lì imparai”. Il marito di Margarita lavorò per molto tempo nel laboratorio confezioni di calzature, poi cominciò a lavorare in un hotel che era dello stesso proprietario, però moglie e marito non si vedevano mai a causa degli orari, si incrociavano giusto quando lui andava a lavorare e lei rimaneva a casa con i figli.

“Passammo così un anno, però non potevamo continuare in quel modo”, ci racconta. “Io avevo da parte qualche soldo, volevo usarlo per migliorare la mia casetta, ma così cosa avremmo ottenuto? Niente. Io volevo un futuro per i miei figli, perciò dissi a mio marito: “non possiamo continuare così, cosa pensi dovremmo fare? - Ah non lo so - mi rispose - pensaci tu. - Allora gli dissi: Ah! Il tuo capo ti sta sfruttando, quindi meglio che ti sfrutti io! - Che significa che mi sfrutti tu? - Sì, tu dimmi solo di cosa si ha bisogno per fare scarpe. - E così cominciammo l’attività“, ci racconta Margherita, mentre sorride ricordando la conversazione con suo marito.

“All’inizio ne facemmo cinque dozzine e nessuno le comprava”, ci dice ricordando gli inizi difficili e suo marito le diceva “Te l’avevo detto che saremmo morti di fame”. Però lei aveva fiducia che sarebbero riusciti a superare quella situazione. Una notte fece un sogno. Sognò che arrivava alla fermata dell’autobus e vedeva un mercato pieno di scarpe, però rotte o scompagnate e pensò “Oggi tocca a me”. E così fu. “Andai al mercato El Hueco a vendere le mie scarpe e me le comprarono, poi mi fecero vari ordini.” Ma ancora una volta le difficoltà la ostacolarono: dopo aver ricevuto vari ordini, chiusero il posto dove teneva immagazzinate le scarpe e l’ultima consegna non le è mai stata pagata: la compratrice era scomparsa.

Margarita era preoccupata e disperata, pero non ha mai smesso di confidare in se stessa e nella sua forza imprenditoriale. Un giorno stava sulla porta di casa sua, verniciando scarpe, quando le si avvicinò un giovane rappresentante della banca Edificar, le chiese se le scarpe fossero sue, chiese di vedere il laboratorio e le chiese se non le interessasse avere accesso al credito. Margarita rimase sorpresa, già prima di allora aveva cercato di ottenere un prestito, però, essendo donna, aveva incontrato molte resistenze.

“Con il primo prestito mi diedero millecinquecento soles. All’inizio dubitavo che avremmo potuto ripagare il debito, però avevo fede, sono molto credente, così parlai con il Signore, mi convinsi, gli chiesi la forza e accettai. Fu difficile, abbiamo passato dei periodi in cui non avevamo né luce, né acqua, ci siamo indebitati, però io pagavo puntualmente la banca, quella era la cosa più importante. Così crescemmo, il secondo prestito fu di novemila soles e l’ultimo di trentamila” ci dice orgogliosa.

In soli quattro anni, la sua impresa di confezioni di scarpe “Claro”, da sogno, è diventata realtà e non solo per Margarita e per la sua famiglia, ma anche per altre persone a cui ha dato lavoro.

Con l’aiuto del progetto “Huaycán hacia el emprendimiento”), Margarita ha imparato a gestire meglio la sua impresa, a sfruttare tutto il materiale, a organizzare meglio gli spazi della propria casa e del laboratorio, a fare preventivi, ecc... Attraverso il progetto, è inoltre riuscita ad entrare a far parte della Camera di Commercio di Huaycán, cosa che le permette accedere a migliori opportunità e a migliorare il suo volume di vendite.

Margarita oggi  ha un altro sogno: “Il prossimo passo è cominciare ad esportare le mie scarpe”. Sa che con il suo impegno, con la sua perseveranza e con un po’ di aiuto, raggiungerà il suo obiettivo.

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